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Redazione

Segreteria Nazionale

SETTEMBRE 2007


Ancora tagli agli organici?

 

Nei primi giorni d’agosto, il segretario nazionale del SAM-Gilda Rino Di Meglio, a nome anche

della Gilda degli Insegnanti, è intervenuto presso il Ministero della Pubblica Istruzione per presentare le proprie rimostranze in merito alle riduzioni degli organici oggetto di discussione.

Secondo il Ministro del Tesoro infatti i tagli all’istruzione non sarebbero risultati sufficienti, e si sarebbero rese necessarie ulteriori decurtazioni di migliaia di posti a docenza. Inutile precisare come questa penalizzazione aggiuntiva, operata a danno dell’istruzione e dell’educazione, porterebbe

come prima conseguenza, e a dispetto di tutte le normative vigenti (si veda in proposito la scheda tecnica), al sovraffollamento delle classi già più volte denunciato dalla nostra organizzazione.

Tale decisione avrebbe come conseguenza uno scadimento della qualità del servizio offerto dalla scuola pubblica e, a lungo andare, non potrebbe che condurre alla fine della stessa. E’ questo infatti in sintesi il contenuto dell’intervento denuncia presentato da Rino Di Meglio direttamente al Ministro Fioroni, che è stato richiamato ad assumersi le proprie responsabilità e a prendere una posizione chiara ponendo fine allo squallido gioco in cui le responsabilità vengono fatte rimbalzare

da un ministero all’altro. La risposta di Fioroni non si è fatta attendere, lo stesso ha smentito che vi

siano in programma nuovi tagli agli organici della scuola rispetto a quelli contenuti nella finanziaria 2006/07 già tradotta nelle direttive fornite ai direttori regionali. Tali direttive prevedono che venga data priorità alla scuola dell’infanzia e alla realizzazione del tempo pieno e vengano monitorati

eventuali abusi nello sdoppiamento delle classi.

Ma il Ministro, a suo tempo, aveva promesso l’assunzione di 70.000 insegnanti, promessa non del tutto onorata, infatti le nomine a tempo indeterminato ammontano ad appena 50.000.

Con queste cifre non si risolve il problema del precariato, anche perché i posti assegnati non sono sufficienti neppure a coprire il turn-over determinato dalla grossa ondata dei pensionamenti che ha caratterizzato quest’ultimo biennio. Con le sue 50.000 assunzioni il governo dunque realizza un ulteriore risparmio: i neo-immessi in ruolo (con lo stipendio base) infatti costano molto meno rispetto ai colleghi pensionandi (con lo stipendio di fine carriera). Con le economie operate, sarebbe stato possibile assumere ulteriori 20.000 docenti, riducendo, almeno in piccola parte, il problema

del precariato.

A fine agosto, come ogni anno, si ripete il rituale delle nomine a tempo determinato che perpetua lo stato di precarietà anche sui posti vacanti, a proposito di qualità della scuola e della professione di insegnante!

Michela Gallina

 

 

 

 

 

 

 

 

 
     

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