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Categoria: Febbraio 2018
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Numero 202, pag 1-7 - Febbraio 2018

Stiamo assistendo ad un impressionante e sconcertante aumento di casi di violenze ed aggressioni sia fisiche che verbali attuate da parte dei genitori nei confronti dei docenti. Di fronte al dilagare apparentemente inarrestabile del fenomeno, viene spontaneo interrogarsi sulle responsabilità di tali accadimenti e un ruolo importante è rivestito dalle politiche sbagliate nei confronti della scuola, dell’istruzione e dell’educazione in generale attuate dai vari governi di turno.

 

La scarsa considerazione anche economica ha portato ad uno scadimento progressivo dello status e prestigio sociali dei docenti, ma soprattutto possiamo puntare il dito contro la perversa logica dell’autonomia scolastica che ha trasformato la scuola da istituzione dello Stato a supermercato dell’offerta formativa, un servizio socio-assistenziale dove conta la soddisfazione dei consumatori, ovvero dei clienti. Ma i clienti sono contenti solo se i figli a scuola si divertono e prendono bei voti, e “pretendono” che questo avvenga e sia un diritto. I dirigenti, sempre più spesso, nel timore di perdere iscritti (clienti), o avere fastidi, sono pronti a sacrificare gli insegnanti schierandosi dalla parte dei genitori ed abbandonando i docenti a se stessi e al loro destino. Così gli insegnanti che esigono il rispetto delle regole, il raggiungimento degli obiettivi ed attribuiscono dei voti realistici vengono spesso considerati dei “disturbatori”. Infatti chi tenta di fare il proprio dovere, se redarguisce o valuta negativamente, rischia richiami e punizioni, denunce in tribunale ed ora anche aggressioni. Il paradosso è evidente: colui che sarebbe tenuto per status professionale a valutare si trova sempre più ostacolato nella sua funzione da una logica falsamente buonista e mercantile in base alla quale a tutti deve essere garantito il successo formativo a prescindere e la “customer satisfaction”. Molto più realisticamente, la scuola dovrebbe garantire pari opportunità non uguali risultati perché non ci sarebbe niente di più falso ed illusorio. Gli unici invece ad essere valutati, oggetto di critiche e di qualsiasi tipo di commento sono proprio i docenti!

Altre responsabilità sono imputabili alle famiglie “diseducanti” che inseguono ambizioni personali e rivalse narcisistiche attraverso i figli anziché aiutarli ad acquisire consapevolezza anche dei propri limiti, condizione indispensabile per arrivare poi all’accettazione degli stessi. Nella vita di tutti i limiti e le regole sono elementi oggettivi e reali con i quali misurarsi quotidianamente, tanto vale iniziare presto a farlo. I limiti servono a farci capire che non siamo onnipotenti ed aiutano a crescere. Invece spesso la rabbia che nasce dal senso di inadeguatezza come genitori viene proiettata all’esterno, sugli attori delle altre agenzie educative, i docenti in primis. Ma colpire l'educazione e i suoi simboli significa togliere punti di riferimento, creare insicurezze ed ambienti in cui sia alunni che docenti non si sentono più al sicuro. Come scrive Recalcati nel suo “Il complesso di Telemaco”: “il bambino ha piegato l’ordine familiare alle sue esigenze narcisistiche; anziché adattarsi alle leggi simboliche e ai tempi della famiglia, l’idolo-bambino impone alla famiglia di modellarsi attorno alla legge arbitraria del suo capriccio”, il problema è che poi pretenderebbe di fare altrettanto anche all’interno delle istituzioni.

E’ quello che è successo anche all’insegnante trevigiano, picchiato dal padre e dal fratello di un allievo della scuola media, perché aveva costretto in modo intransigente il ragazzo a rispettare il regolamento d’Istituto. Nella situazione specifica, nessuna parola di solidarietà è stata espressa dalla sua dirigente scolastica che non è stata in grado di tutelarlo e che non ha trovato risposta migliore se non avviare un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Quindi doppiamente umiliato: dai genitori e dal datore di lavoro. Per fortuna l’insegnante ha trovato la forza di reagire e denunciare l’accaduto e l’abbandono da parte dell’istituzione scolastica. E’ riuscito a sfruttare quanto gli è capitato per sollevare il problema a livello nazionale e far sì che dalla sua esperienza possa nascere un dibattito, un cambiamento, un’inversione di tendenza. Ma quanti docenti invece si ripiegano su se stessi in solitudine e vivono nell’isolamento e nell’indifferenza generale e purtroppo anche a volte nella vergogna episodi di questo genere?

Esortiamo tutti coloro che dovessero essere vittima di aggressioni sia verbali che fisiche a farsi tutelare dal sindacato, a condividere il loro malessere. Questi gravi comportamenti non possono e non devono passare impuniti, gli insegnanti nell’esercizio della loro funzione sono pubblici ufficiali ed un pubblico ufficiale ha il dovere di denunciare gli eventuali attacchi perché attraverso l’aggressione al singolo si verifica un attacco ad un’istituzione dello Stato.

Michela Gallina