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 Numero 195, pag 4 - Giugno 2016

 In alcuni Contratti d’Istituto altri sindacati insistono per imporre ai docenti che trovano il portone del loro plesso chiuso per lo sciopero dei Collaboratori scolastici, di recarsi nella sede centrale dell’Istituto e restare insieme, più o meno appassionatamente, per … non si sa che cosa fare!

 

Secondo questi sindacati si deve restare a scuola per tutto l’orario che si ha in quella giornata e non tornare a casa “in vacanza”. Hanno sostenuto in più occasioni, persino, il diritto del Dirigente di far “recuperare” le ore di insegnamento che non si sono potute prestare. Diversi sono, sempre secondo questi sindacati, i casi di chiusura per maltempo-elezioni-epidemie-disposizioni comunali...

Da premettere invece è il riferimento alla normativa: il Codice Civile, all’art. 1256, stabilisce che “il prestatore di lavoro (il docente, in questo caso) è liberato dalla prestazione (l’insegnamento, in questo caso) quando questa diventa impossibile”. L’obbligo di rimanere in una scuola senza gli alunni a cui insegnare e senza Organi collegiali convocati, pertanto, è inesistente.

Alla base di queste pretese c’è anche l’idea che ogni sciopero sia sacrosanto, indipendentemente dalle motivazioni e dalle rivendicazioni, che il “lavoro” sia un peso fastidioso sopportabile soltanto per guadagnare qualcosa e che si debba far pagare cara la mancata adesione ad una protesta: la vecchia idea che sono tutti dei crumiri quelli che non scioperano … e vanno puniti!

Che fare in quelle ore? Rispondono: si possono correggere compiti. Ma sono rimasti nella scuola rimasta chiusa. Si può discutere di qualche argomento interessante, si trova sempre di che parlare.. Ma quale organismo parzialmente collegiale è quello dei non-scioperanti? E così, parlano della famiglia, delle vacanze, escono a bere un caffè, si dedicano al gossip scolastico, aspettando che il tempo passi; qualcuno se ne torna a casa un po’ prima, ma timidamente.

Solo i pochi ben informati firmano facendo atto di presenza e se ne vanno. Vengono puniti? Naturalmente no, ma chi è rimasto a ciondolare per tante ore guarda i pochi che se ne sono andati per i fatti loro come se avessero bigiato la scuola, da scolaretti per nulla responsabili. Assurdo!

Sarebbe da precisare che più di qualcuno ama il proprio lavoro, lo prepara dettagliatamente in base a quanto programmato, veramente interessato a proporlo agli alunni ed a vederne i risultati. Quando lo sparuto gruppetto di docenti appassionati arriva davanti all’edificio scolastico chiuso è veramente dispiaciuto e infastidito: dovranno rimandare tutto ad un altro giorno, rivedere tempi e modi per non dilungarsi. È innegabile che ricevono un danno nell’organizzazione del lavoro, e ciò dovrebbe bastare, anche se lo accettano per solidarietà verso chi non la pensa come loro, con vero spirito democratico.

In realtà, informati dell’orario del collaboratore scolastico del turno pomeridiano, i docenti dovrebbero tornare per controllare se, diversamente dalla mattina, il portone sia stato aperto; così dovrebbero fare anche le famiglie: potrebbe esserci qualche alunno che vuole entrare per mezza giornata (possono esserci anche scolari che amano la scuola, non solo insegnanti!). Questo doppio percorso rende ancora più assurda la pretesa di recarsi nella sede centrale, a volte distante qualche chilometro, moltiplicando le percorrenze e le spese di trasporto.

Sarebbe più semplice se Dirigente Scolastico ed RSU concordassero di sospendere le lezioni nel caso di assenza del collaboratore incaricato di aprire  al mattino il portone del plesso e di garantire la sorveglianza nelle prime ore di lezione.

Giuliana Bagliani