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Categoria: Marzo 2016
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Numero 194, pag 5-6 - Marzo 2016

APPELLO AL BUONSENSO E AL RISPETTO DELLA COSTITUZIONE

A Roma,il 27 febbraio 2016, si è riunito il Comitato promotore del Referendum che vuole abolire i punti più iniqui della legge 170/2015.

 

Al Comitato aderiscono i cinque sindacati rappresentativi della scuola, che unitariamente hanno deciso di appellarsi ai cittadini ed al loro interesse per la difesa della Istituzione statale impegnata a formare le generazioni future.

I quesiti referendari riguardano:

 

Finora, i docenti che chiedevano un trasferimento verso una scuola in cui esisteva una disponibilità concorrevano tra loro in base a precisi criteri e punteggi, che si formavano dai titoli e dai servizi. Il sistema imposto dalla legge 107/2015, invece, pregiudica la libertà di scelta del docente, ma soprattutto lede il principio di uguaglianza e di parità di trattamento tra aventi diritto con mansioni identiche. Queste conseguenze sono diventate più che evidenti dal Contratto Nazionale sulla Mobilità (che la Gilda non ha voluto firmare), con la comparsa degli Ambiti Territoriali, la perdita per molti della titolarità, la possibilità di non essere in classe ad insegnare la propria disciplina, ma di entrare nel cosiddetto organico dell’Autonomia e quindi nei posti di Potenziamento, di non essere “scelti” da alcun dirigente dell’Ambito e pertanto nominati d’ufficio dai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali. I Dirigenti con tale norma non hanno l’obbligo di tener conto delle graduatorie, pur predisposte ai fini della mobilità, ma a loro insindacabile giudizio conferiranno un incarico triennale. In tal modo è violato il principio dell’imparzialità della pubblica amministrazione (art. 97 della Costituzione); si crea disparità di trattamento tra i docenti titolari negli ambiti e quelli titolari nella scuola; si crea pregiudizio alla libertà di insegnamento (art. 33 della Costituzione); si approfondiscono le diseguaglianze sociali creando scuole di serie A e di serie B.

La composizione del Comitato di Valutazione, con il comma 129, è notevolmente modificato rispetto a quello già esistente (art.11 del D.lgs 297/94): vi entrano ora a far parte genitori, alunni (al II grado, anche se minorenni!) e un componente esterno individuato dall’Ufficio Scolastico Regionale (per lo più si è trattato di un inter-scambio tra Dirigenti scolastici compiacenti). Considerato che il comma 3 dell’art. 2 del Dlgs 165/2001 – mai abrogato – stabilisce che “l’attribuzione di trattamenti economici può avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi”, sarebbe stato consequenziale che la legge 107/2015 prevedesse un passaggio alla contrattazione integrativa ai fini dell’assegnazione del fondo per la valorizzazione del merito, eppure ciò allo stato attuale non risulterebbe. L’assurdità è che, secondo i legislatori, tale compenso “ha natura di retribuzione accessoria” (comma 128), quindi la contrattazione sarebbe un passaggio obbligato, come per tutti i compensi accessori. La quantificazione del compenso, invece, spetterebbe esclusivamente al Dirigente scolastico, al quale è stato riconosciuto il potere di assegnare annualmente una somma del fondo con motivata valutazione, sulla base dei criteri individuati dal Comitato. Non è neppure chiaro se il Comitato, per le delibere sui criteri, dev’essere un organo perfetto o se sia sufficiente la maggioranza dei presenti, non essendo stata prevista nella legge la nomina di supplenti; la partecipazione di alunni minorenni è un punto critico, come pure quella di genitori che avrebbero tutto l’interesse di favorire questo o quel docente creando un conflitto d’interessi: secondo la Gilda, i valutatori dovrebbero sempre essere esterni all’istituzione che si vuol valutare! Perché lasciare (comma 129, punto 2) a chi non è esperto di valutazione la scelta di indicatori precisi per riconoscere a) la qualità dell’insegnamento b) i risultati ottenuti nel potenziare le competenze degli alunni e c) le responsabilità assunte nell’organizzazione interna alla scuola? Forse perché altri non l’hanno saputo fare ed hanno buttato la patata bollente ai diretti interessati? Non è questo il più evidente disconoscimento del ruolo, delle responsabilità, della professionalità e della libertà di ogni insegnante?

□ L’impegno (anche estivo) per un aumento eccessivo o per la nuova introduzione dell’alternanza scuola-lavoro ha scatenato la fantasia e l’iniziativa dei singoli Istituti secondari di II grado, anche per la difficoltà di garantire la sicurezza degli ambienti di lavoro e una ricaduta significativa nella formazione degli studenti.

I finanziamenti per le scuole statali e per il personale impegnato a mantenere la dignità di questo ambiente di lavoro sono sempre scarsi rispetto agli altri Stati europei. Pur a parole si promette spesso il rinnovo di un Contratto Nazionale di Lavoro che recepisca anche gli impegni sempre più pressanti e imposti, ma sembra proprio che ci vogliano elargire soltanto briciole, trattandoci con supponenza e imponendoci una burocrazia che distoglie dai fini istituzionali da garantire: l’insegnamento e la formazione dell’uomo e del cittadino. Ma se non ci sono fondi per la scuola statale, come mai si incentivano sempre e di più le scuole private o paritarie?

 

In conclusione: tutti hanno avuto un trascorso scolastico, più o meno soddisfacente per i loro progetti, ma tutti – voglio crederlo – capiranno le ragioni del Referendum abrogativo che si svolgerà a breve e che concorrerà a costruire una Scuola migliore.

Cominciamo a parlarne, coinvolgendo chi sarà chiamato al voto, spiegando le nostre sacrosante ragioni! Mi raccomando.

Giuliana Bagliani