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Categoria: Dicembre 2015
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Numero 193, pag 4 - Dicembre 2015

La Gilda degli Insegnanti prosegue la battaglia contro la riforma dell'istruzione e rilancia il referendum abrogativo delle parti della legge 107 ritenute più deleterie per il mondo della scuola.

 

La legge 107 non è abrogabile nella sua interezza in quanto agganciata per molti aspetti alla finanziaria, è necessario quindi effettuare uno studio attento ed approfondito su pochi punti effettivamente aggredibili, rispetto ai quali attivare la macchina referendaria. Non si tratta di un'impresa facile, di questo l'Associazione è pienamente consapevole, tuttavia la Direzione Nazionale del sindacato, riunitasi a metà novembre, ha deciso di procedere e ha individuato le maggiori criticità su cui incardinare i quesiti abrogativi:

- chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici;

- ambiti territoriali;

- schedatura degli studenti, con la pubblicazione online dei loro profili scolastici;

- inserimento di alunni e genitori nei comitati di valutazione.

La direzione nazionale – spiega Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda – ha deciso di lanciare un appello a tutte le associazioni e le organizzazioni sindacali e politiche per coinvolgere il maggior numero di soggetti possibile e trovare la massima unità, dichiarandosi disponibile a coalizzarsi anche con organizzazioni che promuovono referendum su altri temi, come l'abolizione del Jobs Act e a confrontarsi per trovare un unico comune denominatore”.

Ogni docente sarà chiamato all'assunzione di un atto di responsabilità personale in quanto vari ed impegnativi sono gli scogli da superare: la raccolta d firme, la frequenza alle urne, il voto favorevole all'abrogazione. Purtroppo in questa battaglia dobbiamo fare i conti con una popolazione sfiduciata nei confronti dell'impegno politico, scarsamente sensibile ed interessata ai problemi dell'istruzione, bombardata da una propaganda continua di "disinformazione" che non consente di mettere a fuoco quali siano i problemi generati dalla riforma: la “Buona Scuola”. Non risulterà facile far capire il punto di vista degli insegnanti nè motivare la popolazione ad andare a votare. Sarà proprio questo l'impegno personale da richiedere a ciascun docente affinché sensibilizzi e si faccia divulgatore delle verità taciute, e degli aspetti esecrabili contenuti nel testo di riforma presso le persone che frequenta. Non dobbiamo dimenticare che alcuni aspetti della 107/2015 possono piacere molto all'utenza: la valutazione dei docenti, il far parte del Comitato di valutazione, la promessa di una scuola aperta a tutte le ore del giorno e possibilmente anche oltre, l'enfasi posta su progetti alternativi alle discipline curricolari e così via. Se la nostra campagna di informazione non dovesse funzionare, il referendum potrebbe ritorcersi a boomerang contro la categoria.

I tempi per la realizzazione del referendum, costruito in maniera seria, si aggirano intorno ai due anni, nel frattempo ci auguriamo che i ricorsi presentati avverso gli aspetti di illegittimità ed incostituzionalità possano rendere superfluo l'intervento referendario.                                                                          

M. G.