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Categoria: Ottobre 2014
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Numero 187, pag 1 - Ottobre 2014

Accompagnata da una faraonica propaganda, ci è stata confezionata dal governo Renzi, la ricetta per la “buona scuola” e questo già sottende un'idea pregiudiziale di fondo che l’attuale scuola buona non sia, bensì abbia bisogno di una riforma epocale per renderla tale.

Ad ogni nuovo governo che si insedia (e negli ultimi anni ne abbiamo avuto una discreta carrellata), la scuola necessita di una riforma, ed ogni governo realizza un capolavoro tale che quello successivo sente il bisogno di emularlo...Il tutto a spese di docenti ed alunni! Intanto la scuola è diventata una grande vetrina per farsi propaganda elettorale, abbiamo visto come vari ministri si siano prodigati all’apertura di quest'anno scolastico, nel rilasciare dichiarazioni. E veramente questa volta siamo di fronte ad un’imponente manovra propagandistica ma, sorge spontanea la domanda: ci sarà davvero l'arrosto dietro a questa cortina di fumo? Per ora, di buono c'è che non si parla di aumento dell'orario di lavoro dei docenti e di eliminazione dell’ultimo anno delle superiori.
Come viene disegnata la buona scuola? L’apertura del documento è pervasa, come le riforme che l’hanno preceduta, da una discreta e corposa dose di retorica, ma dietro a questa, si fatica ad individuare un progetto culturale, una visione della scuola e della cultura, dei valori che non siano l’innovazione a tutti i costi come se l’innovazione fosse in sè un valore assoluto.
L'intento dichiarato è quello di voler valorizzare la scuola e l’istruzione, ma... leggendo tra le righe del documento, emerge il pregiudizio che la pubblica amministrazione sia un costo per lo Stato e all’insegnante, che come nei luoghi comuni, lavora poco, non viene riconosciuto il valore dell'esperienza professionale acquisita negli anni. Un impreparato fannullone? ... fino a prova contraria! Come mai nessuno mette in discussione che per un chirurgo l'esperienza sia un valore, una garanzia di qualità e invece l'esperienza del docente non serva a nulla? Se questa è l’idea pervasiva, il documento rischia solo nel migliore dei casi di essere "fuffa", in realtà potrebbe rivelarsi anche pericoloso e dannoso. Sarebbe più accettabile infatti che i politici dichiarassero onestamente la gravità di una situazione economica tale da giustificare il blocco delle retribuzioni dei docenti, invece si sceglie la strada subdola della diffamazione e del discredito che, facendo molta presa nell’opinione pubblica, instilla nella nostra categoria un senso di colpa e mortificazione, condizione di debolezza psicologica e vulnerabilità.

L'APPRENDISTA STREGONE
L'aspetto decisamente positivo contenuto nel documento di Renzi, quello che mette tutti unanimemente d'accordo dopo aver lottato per anni a suon di ricorsi per la stabilizzazione dei precari, è la proposta di assunzione in ruolo di 150 mila docenti e la realizzazione di un organico funzionale che superi la distinzione tra organico di diritto e di fatto. Verrebbero così finalmente assorbite le famigerate Graduatorie ad Esaurimento. A ben vedere si tratta di una scelta per così dire "spintanea" dal momento che sarà la Corte di Giustizia Europea ad imporlo con una sentenza attesa per fine ottobre, pena il pagamento di 4 mld di multa, cioè più di quanto verrebbe a costare la stessa stabilizzazione (stimata in 3 mld di Euro).  Ma non è chiaro dove verranno reperite le risorse. Purtroppo un sospetto ce l'abbiamo, dal momento che queste scompaiono da una parte per ricomparire dall'altra.
Ed ancora: che fine faranno i supplenti di seconda e terza fascia d'Istituto? Coloro che hanno intrapreso i percorsi abilitanti dei TFA e PAS rischiano di vedersi precluso sia l'accesso al ruolo che alle supplenze temporanee dal momento che l'organico funzionale dovrebbe sopperire ad esse.

L'IMBROGLIO
L'imbroglio, venduto per affermazione della meritocrazia, potrebbe consistere in un'operazione di autofinanziamento dell'assunzione dei precari: il baratto fra assunzioni e progressione stipendiale.
Se il governo infatti interviene a bloccare gli scatti di anzianità fino al 2018 e successivamente li sostituisce con quelli di competenza, se non paga più le supplenze... l'operazione matematica torna. Quello che viene chiesto, è inaccettabile: barattare le assunzioni con il deprezzamento del lavoro. Detto in altri termini: molti più insegnanti molto più poveri. Dietro ai grandi enunciati sulla meritocrazia, ancora una volta si nasconde un modo per risparmiare. E’ una specie di contratto di solidarietà imposto e non dichiarato, oltre che non contrattato ovviamente. Mentre siamo favorevoli alle assunzioni, non possiamo accettare un'ulteriore squalifica della nostra professione. Ma poi, cosa dire di una meritocrazia a sbarramento? Era già stata una criticatissima proposta del centro destra, con Brunetta, ma ora viene riproposta dal centro sinistra: soglia di sbarramento a priori sul merito: solo il 66% potrà averne accesso. Nella pubblica amministrazione dove non dovrebbero esistere discriminazioni, un principio di questo tipo risulta quanto meno anticostituzionale! (E se i meritevoli fossero tutti? Oppure non lo fosse nessuno?).

LA TESSERA A PUNTI
Gli insegnanti dovranno dimostrare di esser meritevoli vantando una somma di
- Crediti didattici (la capacità di insegnare) ma misurata da chi? Dall'INVALSI? Dai dirigenti? Dal nucleo di valutazione? e Come? Con quali criteri? Con quale terzietà? E per gli insegnanti e materie per le quali non esistono le misurazioni invalsi?
- Crediti professionali: valorizzano chi fa altro dall'insegnamento: attività di supporto alla dirigenza di tipo organizzativo amministrativo.
- Crediti formativi: ritorna l'aggiornamento obbligatorio di Berlingueriana memoria. Come associazione professionale, siamo sempre stati favorevoli a sostenere la formazione ma nel senso di "diritto-dovere" cioè l'insegnante dovrebbe avere il diritto di scegliersi i corsi che ritiene più utili alla sua formazione, non c'è niente di più inutile di un corso imposto e, soprattutto, la formazione, come per altre categorie di lavoratori, dovrebbe avvenire in orario di servizio. Temiamo che dietro a questa trovata, vi siano pressioni per alimentare il business dei corsi di formazione, in cui verranno pagati i formatori ma non i "formati", così come è avvenuto per i precari, che si sono trovati costretti a pagare la tassa per mantenere la posizione in graduatoria.
Ma questi crediti, miglioreranno veramente la qualità della scuola?

MOBILITA’
La mobilità servirà per trasferirsi nelle scuole aventi la fama di essere più scadenti dove c'è la speranza di concorrere con successo a guadagnarsi una posizione tale da rientrare nel 66% dei meritevoli.

L'ORARIO FLESSIBILE
Altro risparmio su cui finanziare le assunzioni, riguarderà la sparizione delle supplenze brevi esterne, quindi da graduatoria di istituto, che verranno effettuate in parte con l’organico funzionale, ma nei periodi di emergenza entrerà in azione la banca ore. I consigli d’istituto, fissano annualmente dei giorni di sospensione delle lezioni, le ore corrispondenti a quei giorni saranno conteggiate dal DS in un monte ore e ed utilizzate per gestire le supplenze, quello che adesso avviene solo per il recupero dei permessi brevi. Se tale  strategia si limitasse solo ai giorni di sospensione decisi dal Consiglio d'Istituto, il pericolo sarebbe contenuto, ma se invece il principio dovesse estendersi a tutti i periodi di sospensione delle attività didattiche, comprese le vacanze di Natale, Pasqua, i giorni di giungo e settembre, la banca potrebbe arrivare a contare migliaia di ore per istituto ma gli insegnanti non avrebbero più un orario settimanale stabile perchè l'amministrazione potrebbe imporre il recupero delle ore sulla base di esigenze dell'ultimo momento, delle supplenze o quant'altro: progetti, recuperi ecc. Sarebbero a rischio anche i giorni liberi.

Lo SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE: la consultazione on-line attraverso il sondaggio. E' bellissima, innovativa e molto democratica l'idea di sentire l'opinione pubblica rispetto alla materia dell'istruzione, dal momento che si tratta di un problema direttamente o indirettamente condiviso da tutti i cittadini. Peccato che vengano esclusi dalla consultazione proprio i soggetti legittimati e preposti dalla democrazia a farlo: i sindacati. Peccato inoltre che questa esclusione sia in netto contrasto con la normativa europea sulle relazioni sindacali.
Rispetto al sondaggio inoltre dobbiamo dire che non esiste alcun controllo dei risultati. Di conseguenza, oltre ad esortare tutti i colleghi a partecipare alla consultazione del ministero, la Gilda degli Insegnanti ha messo a punto un breve questionario che consentirà di acquisire le informazioni su quello che effettivamente pensa la categoria in merito ai temi principali della riforma e, successivamente, di confrontarli con i risultati che verranno divulgati dal ministero. Ci è sembrato uno strumento di autotutela molto importante, quindi caldeggiamo la compilazione di entrambi (quello ministeriale e quello Gilda). E' fondamentale che lo scontento degli insegnanti non si esaurisca in legittimi quanto poco produttivi sfoghi emotivi nei corridoi degli edifici scolastici, bensì emerga allo scoperto ora che ci è data la possibilità di farlo.

AUTONOMIA
Rispetto all'autonomia, tutte le scuole, per poter sopravvivere, avranno bisogno di finanziamenti esterni e diventeranno così fondazioni. La fondazione ha la possibilità di ricevere denaro e gestirlo in modo privatistico perché, non essendo pubblica amministrazione, non ha il vincolo di trasparenza sull’uso dello stesso. Le scelte educative, saranno in una certa misura determinate dai sovvenzionatori, mentre gli organi collegiali, che attualmente vengono visti come ostacoli alle decisioni del dirigente, verranno a perdere in proporzione la rappresentanza docente al loro interno che sarà minoritaria rispetto alla componente studenti e genitori. Intravvediamo il pericolo che la scuola da istituzione della Repubblica diventi servizio, una specie di ospedale sociale che risponde alle esigenze più varie dell'utenza tralasciando il mandato specifico di trasmissione ed elaborazione della cultura.

IL CATALOGO DEI DOCENTI
Il documento individua nello scarso potere conferito finora ai dirigenti scolastici, la causa del mancato funzionamento dell'autonomia, quindi l'intento è quello di aumentare il potere dei dirigenti estendendo a questi la possibilità di scegliere quale personale assumere e licenziare: "la chiamata diretta". La chiamata diretta ritorna, trasversale ai governi di destra e di sinistra, ma come più volte abbiamo ribadito, la scuola è una pubblica amministrazione e, nelle pubbliche amministrazioni, le assunzioni avvengono per concorso in modo da poter limitare al massimo gli effetti clientelari e la discrezionalità, rimuovere le discriminazioni e mettere tutti nella condizione di poter aver accesso alla selezione. La chiamata diretta, lo ricordiamo, è anticostituzionale. In realtà però il nuovo sistema di reclutamento prevede concorsi pubblici (riservati agli abilitati) ma che consentiranno l'accesso ad un albo da cui il dirigente potrà scegliere chi assumere sulle base delle caratteristiche.

COMPETIZIONE
Si prefigura un modello di scuola competitiva, dove non solo gli istituti saranno in competizione fra loro, ma all'interno degli stessi gli insegnanti competeranno l'uno  con l'altro. Non compare alcuna perplessità rispetto al concetto di competizione, si dà per scontato che sia la forma migliore per garantire la massima qualità. In realtà il modello della competizione ha segnato il passo perfino nella didattica e noi che della didattica siamo i professionisti lo sappiamo bene, noi che abbiamo fatto in modo in questi anni di integrare chi sarebbe rimasto escluso dalle competizioni: disabili, stranieri ecc. Cooperazione o competitività? Quale dinamica migliora la qualità della scuola ed è più confacente all’ambiente educativo? La competitività opera una divisione interna alla categoria, gli insegnanti vengono divisi e classificati in bravi ed incapaci, il livello di stress, l'individualismo e la solitudine aumentano, l'educazione da gioco di squadra dunque diventa una gara "ognuno per sé".
Ma allora chi ha danneggiato e continua a danneggiare veramente LA SCUOLA? Sono proprio i politici con le continue riforme, con i tagli.  Chi non investe nell’istruzione, chi sostiene pubblicamente che la nostra scuola è pessima nuoce gravemente alla scuola; mentre gli insegnanti hanno dimostrato con la buona volontà di far fronte con spirito di abnegazione alle classi sovraffollate, ai tagli degli organici, alla burocrazia e a tutte le bizzarre richieste calate dall'alto in questi ultimi anni. Sono stati messi nelle condizioni di lavorare tra mille difficoltà, ciò nonostante i risultati dell’OCSE sono ancora positivi, dunque la buona scuola c’è già, per quanto migliorabile! 

Michela Gallina